Podio inedito con Perez, Vettel e Gasly che approfittano della voglia di strafare di Hamilton e della sfortuna di Verstappen

Pensando al finale, si può dire che quella di Baku sia stata una gara un po’ folle. Anche più del solito. Nessuno si è fatto male, per fortuna: ma ci si è andati molto vicino. E non pochi si sono mangiati il cappello, come faceva Rockerduck, il rivale di Paperone nelle celebri strisce a fumetti del Topolino. Insomma, non c’è certo da gioire per aver registrato un doppio guaio alle Pirelli come discriminante fra la noia e l’originalità di questa gara. Un doppio evento che ha condizionato pesantemente la gara con safety car, bandiera rossa e due giovani preziosi per il circus come Stroll e Verstappen.

Ma c’è dell’altro: l’ultimo colpo di scena è firmato Lewis Hamilton. Dopo una gara che si potrebbe definire «disperata», alla fine ha scelto di di strafare, e ha perso. Servendo sul piatto d’argento un podio finale quindi a un trio del tutto inedito: Perez, Vettel e Gasly. Peccato per Leclerc, che per un attimo aveva davvero sfiorato il terzo posto, ma il suo vecchio «amico» di gioventù ha dimostrato che oggi il team di Faenza ha lavorato meglio di Maranello. Ciò detto, c’era da aspettarsi una gara sostanzialmente noiosa, ripetitiva, quasi «corsa dei cavalli», come piace dire ai pessimisti. D’altra parte quando c’è poco spazio e niente vie di fuga, con curve strette e boundaries sempre più penalizzanti, il margine per i piloti si riduce ogni anno di più. Nel corso della gara odierna, infatti, di sorpassi eccellenti ce ne sono stati pochi. Fra i più notabili, purtroppo si è registrato già nelle prime fasi un «filotto» di retrocessioni di Leclerc dalla prima posizione a fuori dalla zona podio. Con e senza Drs. Sempre sul rettilineo della partenza.

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