Wembley si colora d’azzurro proprio sotto gli occhi del presidente Sergio Matarella che nella bolgia dei festeggiamenti sorride felice

Adesso è vero. Ce l’abbiamo fatta! Centimetro dopo centimetro siamo arrivati sul tetto d’Europa. Wembley si colora d’azzurro proprio sotto gli occhi del presidente Sergio Matarella che nella bolgia dei festeggiamenti sorride felice come un bambino cui hanno fatto un regalo speciale. Finalmente per una volta, dopo questi due terribili anni di pandemia, può tirare un respiro di sollievo. È solo una vittoria calcistica, d’accordo. Ma a volte per rialzare la testa, e tornare a guardare il futuro con animo più leggero, si ha il bisogno di questi simboli, di queste imprese, di queste emozioni, di questi abbracci.

Come quello, fortissimo, che dopo l’ultimo rigore parato da Donnarumma, si sono dati Vialli e Mancini, gemelli e complici anche in questa nazionale. Piangono entrambi senza freni inibitori. Lacrime di felicità di due amici, non più di primo pelo, che insieme ne hanno viste tante. E che insieme, dopo 53 anni, e dopo due finali perse nel 2000 e nel 2012, hanno riportato il titolo Europeo in Italia. A casa nostra, in questo strano Paese che, quando meno te l’aspetti, risorge dalle sue ceneri. Come è avvenuto in quell’altro 11 luglio, quella del 1982, quando davanti a un altro presidente, Sandro Pertini, gli azzurri portarono a casa da Madrid il nostro terzo titolo mondiale. Scene di felicità, di gioia pura. C’è anche Spinazzola, che salta con le sue stampelle, venuto dopo l’operazione al tendine per stare assieme ai compagni. Il terzino sarà il primo a ricevere la medaglia. Giustamente, perché è stato uno dei migliori di questo Europeo.

I tifosi inglesi, quasi cinquantamila, guardano invece nel vuoto sapendo d’aver perso – dopo l’unico glorioso titolo, il mondiale del 1966 – un’altra storica occasione per riportare in patria un trofeo importante. Prima della partita, potentissimo, si sentiva solo il loro inno, quel “Football is coming home” con cui ci hanno rimbombato la testa dall’inizio dell’Europeo. Niente da fare, nonostante gli eleganti incitamenti della Regina Elisabetta, e quelli più scomposti di Boris Johnson, dovranno aspettare ancora. Anche in questo caso simboli si sprecano. Dopo le polemiche sulla Brexit, inutile nasconderlo, anche una sconfitta a Wembley, nel leggendario tempio del football, assume il sapore di una rivincita particolare. Volevate tenervi anche il calcio? No, grazie, cari amici inglesi. Il calcio resta in Europa, Bye bye a voi e alla vostra Brexit.

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